Cosa significa drop? Oppure minting? E cosa è il reveal? Che differenza c’è tra una piattaforma di exchange e un wallet digitale?

Siete confusi da quella terminologia oscura che gira intorno al mondo degli NFT? E magari già da solo questo acronimo vi lascia pieni di dubbi, facendovi pensare “enne effe… cosa?!”

Parole come drop, minting, token vi lasciano una sensazione del mondo crypto ancora più… criptica?

In quest’articolo esamineremo le parole chiave, in modo che possiate muovermi un po’ più agevolmente in questo nuovo pianeta. Useremo un linguaggio il più divulgativa possibile, senza però rinunciare a quel minimo di rigore e precisione, per non creare ulteriore confusione.

Cominciamo il viaggio lungo le pagine di un ideale “niftyzionario”, ma senza seguire un ordine alfabetico: seguendo semmai un filo logico che potrà facilitavi nell’avere un quadro abbastanza chiaro alla fine dell’articolo.

Nell’immagine sopra l’NFT #3847 della collezione GEMMA del designer e artista Tristan Eaton.

Token

I token (ovvero gettoni) sono un qualcosa che rappresenta un bene, dove per bene intendiamo anche servizi e beni immateriali. La  tokenizzazione di un bene facilita le transazioni di quel bene. Si pensi ai token più diffusi nella vita quotidiana, come i buoni pasto o i gettoni dell’autolavaggio.

Fungibilità

Un bene si dice fungibile non è unico, è divisibile in sotto-unità, e possedere una di queste unità o un’altra è del tutto indifferente. Il bene fungibile per eccellenza è un euro sul vostro conto corrente online. Non ha nemmeno senso chiedersi quale sia esattamente quel singolo specifico euro che è depositato sul vostro conto corrente, è del tutto irrilevante. E un euro di può dividere in due unità da 50 centesimi, senza che perda valore.

All’opposto un’opera d’arte è il bene non-fungibile per eccellenza. Ogni opera d’arte è un bene unico. E indivisibile: non è possibile frazionare un’opera d’arte senza che perda il suo valore. Se ritagliate un quadro di Magritte in 10 pezzi, ogni pezzo non vale un decimo dell’opera. Non vale nulla, e a quel punto anche l’opera intera avrà perso il suo valore!

Ebbene, gli NFT sono token digitali non fungibili: ogni NFT è unico, non replicabile e non divisibile.

Cosa significa fungibile e non-fungibile?NFT

Acronimo che sta per non-fungible token. Letteralmente: gettoni non fungibili. Come acronimo è un puro duro da pronunciare, forse anche per gli americani che a volte lo sostituiscono col più dolce termine nifty.

Si tratta di gettoni digitali che vengono creati per rappresentare un bene materiale o immateriale, e l’unicità e autenticità di questi gettoni sono assicurate dall’impiego della criptografia e dalla tecnologia della blockchain.

In altri termini, gli NFT sono certificati digitali che servono per dimostrare il possesso di quel bene, e possono essere trasferiti attraverso delle transazioni che avvengono appunto sulla blockchain. A differenza di un normale file digitale, gli NFT sono sempre non replicabili; non si può fare un “copy and paste” di un NFT.

Ma quali sono i beni connessi a questi certificati digitali? Nella stragrande maggioranza dei casi sono file come immagini digitali, contenuti audiovideo, o anche oggetti virtuali utilizzabili all’interno di un metaverso. Ma possono essere oggetti che esistono nel mondo fisico, come capi d’abbigliamento in edizione limitata. Oppure diritti a godere di alcuni servizi, come la possibilità di partecipare a concerti.

Insomma, c’è un asset sottostante, dal quale dipende il valore dell’NFT che da bravo token lo rappresenta, e non c’è quindi davvero limite a cosa possa corrispondere un NFT.

Noi, per semplicità, faremo riferimento per lo più agli NFT che sono connessi a collezioni digitali di immagini (pensate per intenderci a delle figurine digitali), alla cosiddetta crypto art e a videogame. Ma solo perché ad oggi sono questi i segmenti più rilevante del mercato degli NFT.

Crypto art

Artwork digitali che sono acquistabili e scambiabili tramite NFT. Quello della crypto art è un mercato che è letteralmente esploso nel marzo 2021 quando ha fatto scalpore l’aggiudicazione in un’asta di Christie’s per $ 69.3 milioni di un’opera digitale realizzata da quello che è oggi il più celebre e quotato cripto-artista, Beeple.

Collection

Il termina indica una serie – appunto una collezione – di NFT lanciati insieme e che ruotano intorno ad un tema. Tra le più famose collection di sempre, la Bored Ape Yacht Club formata da 10.000 NFT ognuno contenente un’immagine diversa dalle altre, ma che ruotano intorno a simpatiche rappresentazioni di scimmie.

PFP

Affianco alla crypto art, ma separata da essa da un confine molto labile, vi sono le collezioni note come PFP, acronimo che sta per profile picture, così chiamate perché spesso utilizzate come immagine personale negli account dei social, in particolare su Twitter, social media molto utilizzato dalle community di collezionisti di NFT.

Il collezionismo degli NFT è in effetti nato grazie nel giugno 2017 grazie ad una collezione PFP di 10.000 NFT, i CryptoPunks, lanciata dallo studio Larva Labs. La Bored Ape Yacht Club prima menzionata è un altro celebre esempio di PFP collection.

Ethereum

È la piattaforma costruita con tecnologia blockchain dove attualmente viene costruita e transita la grande maggioranza degli NFT. Quindi, sia chiaro, non è l’unica piattaforma per gli NFT.

Ether (ETH)

Per effettuare transazioni su una piattaforma basata sulla tecnologia blockchain occorre una criptovaluta. Nel caso di Ethereum non è il noto Bitcoin o BTC (la criptovaluta più diffusa al mondo oggi), ma l’Ether (o ETH).

Quindi, se volete acquistare NFT, dovete prima acquistare degli Ether, e nel momento in cui viene scritto questo articolo la quotazione di un Ether è di 2.420 euro.

Come detto prima, esistono piattaforme alternative ad Ethereum, ed ognuna ha la sua criptovaluta. Ad esempio, Algorand, dove pure possono essere scambiati gli NFT, non ha come criptovaluta l’ETH bensì l’ALGO.

Fiat

Nel mondo crypto col termine fiat non si allude ad una marca automobilistica, ma alle valute non crypto, come i dollari o gli euro. Valute che hanno la caratteristica di avere valore riconosciuto da parte di tutti gli operatori non in quanto abbiano un qualche valore economico, ma in quanto garantita da enti governativi (lo Stato, la banca centrale, il governo).

Exchange

Un exchange è una piattaforma dove è possibile acquistare criptovalute, e quindi convertire valuta fiat in criptovalute, quali ETH, BTC, ALGO, etc.

Due delle più note piattaforme di exchange sono Coinbase e Binance. Ad oggi, non è possibile acquistare criptovalute dalla vostra banca.

Wallet

Una volta che avrete acquistato criptovaluta tramite il vostro exchange, non potrete ancora acquistare NFT. Per farlo occorrerà aprire un wallet, un portafoglio digitale, capace di interagire con la blockchain, e dove potrete depositare non solo le criptovalute ma anche gli stessi NFT.

Il wallet gioca un ruolo importantissimo, non è soltanto un deposito. Il vostro wallet custodisce la vostra chiave privata, quella con la quale potete firmare digitalmente le transazioni sulla blockchain.

Le password del wallet vanno custodite gelosamente. La blockchain è un universo decentralizzato, dove non vi è un’autorità centrale di riferimento come una banca. Questo significa che se perdete le password della vostra banca online, potete pur sempre recuperarle presentandovi allo sportello, ad esempio, ma se perdete le password del vostro wallet, non avrete nessun ente esterno che le tenga in custodia e possa recuperarle o sostituirle.

Uno dei più diffusi wallet, ma non l’unico, è Metamask, per la blockchain Ethereum. Così come altre piattaforme hanno altri “fornitori” di wallet: nel caso della già citata Algorand, con la sua criptovaluta ALGO, si può utilizzare il wallet My Algo.

Marketplace

Allora, pian piano ci siamo arrivati. Prima acquistate con i vostri euro della criptovaluta su una piattaforma exchange. Poi dall’exchange inviate la criptovaluta al vostro wallet. A questo punto entrate in uno dei tanti marketplace, dove potete acquistare e rivendere gli NFT.

Per poter operare in un marketplace è sufficiente firmare digitalmente tramite il vostro wallet, e questo consente di agganciare il sito di marketplace alla vostra identità digitale, senza inserire password.

E di marketplace ce ne sono tanti, tantissimi. Il leader è Opensea, che, come dice il nome, è un mare aperto, dove trovate di tutto: NFT di altissimo valore come pure NFT di valore scarsissimo, e purtroppo tanti scam (torneremo sul termine). Ma Opensea non è l’unico marketplace.

Segnaliamo tra i tanti anche Rarible, che ha aggiunto una componente “social”, con tanto di followers. LooksRare, nato recentemente ma già vivacissimo negli scambi. E poi i marketplace specializzati, come SuperRare, dove si scambiano crypto art in edizione unica con quotazioni a volte davvero notevoli.

Floor price

È il prezzo minimo al quale è possible acquistare un NFT in una specifica collezione. Da ricordare che acquistare al floor price non vuol dire automaticamente fare un buon affare, perché quasi sempre quelli che costano meno sono gli NFT meno ricercati e meno interessanti.

Gas fee

Quando effettuate operazioni col vostro wallet sulla blockchain, come acquisti o vendite di NFT, si paga sempre un importo aggiuntivo, la gas fee.

Si tratta di una commissione che non ha alcuna relazione col valore della transazione. È quanto dovete pagare affinché i miner (minatori) della blockchain possano coprire le spese per il consumo energetico dei loro computer, ricavando inoltre un margine di guadagno, per poter così convalidare la vostra transazione.

Quando si paga? Dipende dall’affollamento che c’è a quell’ora sulla blockchain, e dai giorni. Qui dall’Italia, operando di mattina, si pagano cifre ancora ragionevoli, ma nel pomeriggio – quando si attivano gli utenti negli Stati Uniti – in certi giorni può schizzare e raggiungere cifre più pesanti, misurabili in decine di euro.

Quanto detto vale per Ethereum, piattaforma sovraffollata e che inoltre ha un problema obiettivo di costose gas fee. Altre piattaforme di blockchain, come la già citata Algorand, sono state costruite per ridurre il consumo energetico delle transazioni, e quindi presentano un conto decisamente meno salato a chi effettua transazioni.

Gwei

Vi sembrerà strano, ma si usa spesso esprimere il valore della gas fee non in termini monetari, bensì in Gwei. Un Gwei corrisponde ad una piccolissima frazione dell’Ether, esattamente 0.000000001 ETH.

Per intenderci, a titolo di esempio, un paio di giorni fa ho acquistato un NFT spendendo come gas fee esattamente 24 Gwei. Di conseguenza dal mio wallet sono stati detratti, oltre al prezzo d’acquisto dell’NFT, 0.000000024 ETH pari in quel momento, come valore, a poco meno di 13 dollari.

In questi giorni almeno la mattina il gas è anche abbastanza basso, oscillando in un range tra i tra 20 e 40 Gwei, ma verso la fine dello scorso anno il costo del gas aveva raggiunto in certi orari pomeridiani e serali anche gli 800 Gwei.

Minting

Per minting si intende la creazione, per la prima volta, di un NFT. Non a caso il termine anglosassone deriva dall verbo to mint, ovvero coniare.

Voi potete acquistare un NFT in un marketplace da un altro possessore di quell’NFT che vi interessa, ma una strada alternativa è quella di acquistarlo il giorno della release – ovvero del lancio – di quella collezione di NFT. In tal caso pagate, sempre col vostro wallet, per il minting del vostro NFT, ovvero perché sia coniato per voi.

Drop

Abbiamo prima parlato di release ovvero il momento del lancio di una nuova collection di NFT. Tuttavia, il termine più usato per indicare tale release è drop.

Airdrop

È una strategia di marketing usata a sostegno del lancio, o meglio del drop, di una nuova collezione. Semplicemente vengono inviati degli NFT del tutto gratuiti ai wallet di alcuni user, di solito selezionati tra quelli che già possiedono gli NFT di alcune collezioni affini, e potrebbero quindi essere interessati ad acquistare NFT della nuova collezione.

Reveal

È una meccanica di marketing molto diffusa nelle collezioni PFP. In sostanza, a partire dal giorno del drop gli utenti interessati possono iniziare ad acquistare e “mintare” uno o più degli NFT di una collezione ad esempio formata da 10.000 elementi.

Tuttavia non hanno idea di cosa abbiano realmente acquistato: tutti gli acquirenti avranno nel loro wallet la stessa immagine. Fino al grande giorno del reveal in cui vedranno finalmente quale elemento della collezione sia contenuto nell’NFT.

I più fortunati scopriranno di aver acquistato un NFT dotato di caratteristiche particolarmente rare nell’ambito della collezione, che quindi potrebbe avere sul mercato un valore ampiamente superiore al prezzo pagato per il minting.

Rarity

La rarità è un concetto fondamentale nelle valutazioni correnti del valore di un singolo NFT nell’ambito di una collezione PFP. Queste collezioni sono costruite con programmi che combinano diverse variabili nel creare ogni singola immagine (che poi corrisponderà ad un singolo NFT): il cappello indossato dal personaggio, il colore dello sfondo, il tipo di abito, lo sguardo, etc.

Può essere ad esempio che solo l’1% degli NFT della collezione abbia un personaggio che indossa come cappello una corona, che solo il 2% abbia un colore dello sfondo giallo, e che solo il 3% abbia lo sguardo che emette raggi laser.

Un personaggio della collezione (e quindi un NFT) nel quale si riscontrino tutte queste combinazioni contemporaneamente sarà decisamente molto raro, e quindi più ricercato degli altri NFT dai collezionisti, con u impatto sul prezzo che potete immaginare.

Secondary market

Una volta che avrete acquistato e “mintato” il vostro NFT, che sarà stato così trasferito nel vostro wallet, potrete rivenderlo ad altri utenti utilizzando uno dei tanti marketplace disponibili. Il vostro NFT entrerà così nel mercato secondario, quello delle transazioni successive a quella della vendita iniziale effettuata dall’autore (il mercato primario).

Etherscan

Il bello della blockchain è che la creazione e movimentazione di ogni singolo NFT è del tutto trasparente. Di ogni NFT possiamo conoscere il momento in cui è stato minted ovvero creato, le compravendite avvenute, quando e a quale prezzo e tra chi, e molti altri dettagli.

Ed Etherscan è il sito nel quale possiamo controllare minuziosamente lo storico di ogni NFT, e che ci può dare un supporto prezioso nell’evitare il rischio di scam.

Discord

Piattaforma di chatting in real time, che ospita numerose community di appassionati di videogame.

Negli ultimi anni anche le community di appassionati e collezionisti di NFT hanno trovato in Discord un punto di incontro a livello globale, tanto che il drop di nuove collezioni vede spesso la creazione preventiva, da parte dei creatori della collezione, di nuovi gruppi di discussione denominati server, per generare e mantenere l’interesse intorno al progetto.

Generative art

Si tratta di arte creata dal computer in base ad algoritmi sviluppati dall’artista. E’ un segmento rilevante nell’ambito della crypto art, al punto che esiste un popolare marketplace, Art Blocks, interamente dedicato alla generative art.

Sotto, 3 NFT della collezione Fidenza, creata dall’artista Tyler Hobbs programmando un algoritmo per creare 999 diverse immagini. Il floor price? In questo momento, 55 ETH pari a circa 128.000 euro.

ERC-721

È lo standard con il quale sulla blockchain vengono creati gli NFT, ed è proprio questo standard che consente la loro unicità.

1/1

Significa che di quell’NFT ve ne è uno solo. Ad esempio, in una collection composta da 10.000 NFT, ognuno di essi è diverso dagli altri ed è unico, e quindi in edizione 1/1.

ERC-1155

È uno standard per la creazione di NFT nato più recentemente. L’innovazione è che consente di produrre un predeterminato numero multiplo di un NFT.

In sostanza, quando viene utilizzato questo standard, l’NFT non è più 1/1, ma è disponibile in multipli (ad esempio, 700 o 1.000 e così via).

Questo potrebbe confondervi le idee perché – direte – l’NFT non è più allora un token unico e on replicabile. È vero, ma attenzione: l’NFT resta non replicabile, solo all’atto della creazione è stato reso disponibile in copie multiple. Non viene replicato successivamente. E comunque, quell’insieme di 1.000 copie prodotte restano – pur nella loro molteplicità – uniche.

In ogni caso, non preoccupatevi troppo: per tutti quegli NFT davvero pregiati, quelli che raggiungono quotazioni davvero importanti, si continua ad usare lo standard ERC-721 che ne garantisce la totale unicità.

Flipping

Termine riferito alla rapida compravendita di NFT. In sostanza: si individua un NFT piuttosto raro nella collezione, ma con un prezzo che non rispecchia pienamente la sua rarità, e allora lo si acquista per rimetterlo immediatamente in vendita sul mercato secondario ad un prezzo più alto.

Paper hands

Termine gergale che indica il comportamento di chi, acquistato un NFT di una collezione, vede i prezzi di quella collezione scendere e reagisce lasciandosi prendere dal panico e ponendolo immediatamente in vendita, anche a prezzi più bassi. Il comportamento opposto di chi mantiene un NFT nel tempo nonostante la volatilità dei prezzi della collezione, contando su una crescita del suo valore nel lungo periodo: in tal caso si usa il termine diamond hands.

Scam

Se gli NFT sono sempre certificati digitali autentici, nulla però garantisce il valore del bene sottostante che il token rappresenta. Se il bene sottostante è una copia, ad esempio, di un celebre jpg, o il creatore di quell’NFT non ha i diritti su quel bene, si ha a che fare con una truffa: uno scam, appunto.

Copy cat

È una delle meccaniche più diffuse per mettere in atto uno scam.

Si tratta di una collezione che imita accuratamente una collezione ufficiale, al fine di ingannare nel marketplace qualche utente e fargli acquistare NFT privi di valore.

Sotto, un esempio di scam per un NFT della pregiata collezione Bored Ape Yacht Club realizzato con la tecnica del copy cat: quale dei due è l’originale?

Un acquirente incauto o frettoloso potrebbe pensare di avere davanti un buon affare, e invece…

Web 3

È un concetto piuttosto complesso, ed esiste una molteplicità di interpretazioni, anche discordanti tra di loro. Proviamo a semplificare al massimo.

Il Web 1 è stata la prima espressione storica di internet, quella dei siti dove noi utenti eravamo passivi, semplici fruitori di contenuti.

Il Web 2 ha visto gli utenti diventare attivi, in quanto creatori di contenuti (testuali, foto, video, audio, etc.): i social media ne sono la più evidente espressione.

Col Web 3 la tecnologia della blockchain consente la nascita di una economia basata sulla tokenizzazione, nella quale noi utenti possiamo possedere oggetti che esistono su internet, cosa fino a ieri impensabile. Come si faceva ad essere considerati proprietari di un file se quel file era replicabile con un semplice “copy and paste”?

Altra importante caratteristica del Web 3 è che la decentralizzazione, principio su cui si fonda la blockchain, consentirà sempre più spesso agli utenti di effettuare transazioni P2P (peer-to-peer, ovvero da pari a pari), riducendo il peso delle Big Tech nel fungere da ente intermediario e centralizzatore. Si pensi alle criptovalute che non hanno bisogno di un’autorità bancaria centrale per regolamentarle.

Un altro ottimo esempio del Web 3 sono proprio gli NFT: oggetti digitali che si possono possedere, e le cui transazioni avvengono su piattaforme decentralizzate come Ethereum, dove non c’è alcun bisogno di un attore centrale come ad esempio Alphabet (Google) piuttosto che Meta (Facebook) dettare le regole del gioco e controllare e certificare le transazioni.

Tokenomics

Citata parlando del Web 3: una economia basata sulla tokenizzazione. Immaginate che la blockchain consenta lo sviluppo di un ecosistema completo nel quale le transazioni avvengono tramite token. Beni e servizi che vengono regolarmente scambiati utilizzando NFT che li rappresentano.

Ad esempio, un’automobile nel mondo reale (non virtuale!), che possa essere acquistata online – magari all’interno del metaverso visitando un salone di auto virtuali – acquistandone il corrispondente NFT. E quando sarà il momento di rivenderne l’usato, rimettendo in vendita l’NFT al quale corrisponderà un file nel quale saranno tracciati tutti i dati rilevanti: riparazioni effettuate, tagliandi, etc.

Una nuova economica, totalmente trasparente, senza le Big Tech come intermediari, ma che è pensabile solo grazie alla decentralizzazione della tecnologia blockchain.

Metaverso

Parallelamente al Web 3, altro trend importante per il futuro è quello della mass adoption del metaverso. Che è un concetto altrettanto vago e discutibile alla pari del Web 3, ma non per questo va considerato come “la moda del momento”.

In sostanza il metaverso è un network di mondi virtuali tridimensionali che consentono connessioni sociali, e che ci permettono così tramite i nostri avatar di interagire tra utenti, in attività di divertimento o lavorative. Rimando ad un precedente articolo per approfondimenti.

Al di là dei roboanti annunci di Mark Zuckerberg, un assaggio del metaverso già esiste. Un ottimo esempio è la piattaforma Decentraland, da dove è tratta l’immagine sotto.

Il buffo personaggio con la maschera non è altri che il mio personale avatar, immortalato in una sorta di selfie con l’immagine di un NFT della collezione Bored Ape Yacht Club sullo sfondo.

Ma cosa c’entra tutto ciò con gli NFT? Ebbene, la maschera non è altro che un oggetto virtuale ottenuto acquistando sul marketplace Opensea un NFT della collezione “Decentraland Wereables”. Così come gli spazi in cui mi trovo sono terreni digitali dei quali si può diventare proprietari acquistando i corrispondenti NFT, e sui quali è possibile costruire negozi, showroom, spazi di incontro.

Insomma, in un futuro non lontano con questa convergenza tra NFT e metaverso sarà possibile creare oggetti virtuali, essere proprietari di oggetti virtuali, ed effettuare operazioni di compravendita tra avatar. Insomma, dar vita ad una vera e propria tokenomics all’interno del metaverso.

 

Nota finale. Per ragioni di brevità, in questo articolo non siamo andati oltre il perimetro degli NFT, e ad esempio non abbiamo dato definizioni e spiegazioni attinenti alla stessa tecnologia della blockchain.

Per completezza, vi segnalo un ottimo articolo del sito Osservatori del Politecnico di Milano: “La blockchain spiegata semplice“.

 


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