Ha avuto una certa risonanza, anche in Italia, la recente decisione della Diamond Comic Distributors di sospendere la distribuzione delle pubblicazioni a fumetti. Come spiegato nell’annuncio dal CEO della Diamond Comic, Steve Geppi, l’emergenza coronavirus ha determinato la chiusura forzata dei comic shop in alcune aree del paese, e il drastico calo di affluenza in quelli ancora aperti. A questo problema si aggiunge l’incertezza nella logistica (sia nel ricevimento del prodotto dagli editori che nell’invio ai punti vendita) nonché l’incertezza nella continuità della produzione da parte degli editori. Steve Geppi afferma, al termine del comunicato:

“La sola logica conclusione è cessare la distribuzione […] fin quando ci sarà maggiore chiarezza sui progressi fatti nell’arginare la diffusione del morbo”.

 

L’impatto del Covid19 sull’industria del fumetto americano

L’annuncio non poteva avere effetto più radicale, essendo la Diamond  da un ventennio un distributore sostanzialmente monopolistico nel mercato del fumetto in Nord America e Gran Bretagna, servendo migliaia di comic shop che acquistano prodotto senza diritto di reso. Tutti gli editori di fumetto, tra i quali DC Comics, Marvel Comics, Dark Horse Comics, IDW e Image Comics, non hanno altro modo di raggiungere il loro pubblico se non attraverso la Diamond Comic, che è a tutti gli effetti l’architrave di quel sistema noto come Comics Direct Market, nato negli anni 70 e che nel tempo ha sostituito completamente la precedente distribuzione di fumetto nei kiosk (comparabili alle nostre edicole) e nei supermercati, con una distribuzione focalizzata su punti vendita specializzati.

E così, per la prima volta in 80 anni, nessun nuovo fumetto potrà raggiungere i comic shop americani. Qualcosa che non è avvenuto nemmeno nella Seconda Guerra Mondiale né dopo gli eventi dell’11 settembre 2001. Buona parte degli editori, già in difficoltà nel mantenere la regolarità dei processi creativi e produttivi, ha dovuto immediatamente dare indicazione ad autori ed artisti di sospendere ogni progetto, fino a nuove indicazioni, arrendendosi all’evidenza. L’intero settore è in questo momento paralizzato, e a tempo indefinito. Ma l’incertezza va ben oltre la semplice domanda di quando si ripartirà: il tema è ben più ampio e complesso. Facciamo un passo indietro.

 

L’accelerazione del digitale

Sin dal 2011, gli editori di fumetto hanno distribuito le pubblicazioni a fumetti anche in edizione digitale, e sempre più frequentemente in contemporanea alla parallela distribuzione della versione cartacea. In questo nuovo modello sono emersi nuovi player, tra i quali il sito Comixology (società del gruppo Amazon) che ha acquisito rapidamente una posizione di leadership tra le piattaforme distributive del fumetto digitale.

Ora, con il congelamento della distribuzione fisica, i grandi editori potrebbero rivedere radicalmente le loro strategie e conseguentemente accelerare lo shift del prodotto “print” verso il prodotto “digital”, in una fase in cui i lettori potrebbero dimostrarsi ancora propensi più che in passato a convertirsi ad una nuova modalità di fruizione del prodotto. Questo shift potrebbe essere l’unico modo per mantenere vitale l’industria del fumetto americana, evitando scenari peggiori.

E non mancano i primi segnali. DC Comics ha già cominciato a promuovere il suo catalogo online, e in più ha annunciato un calendario di eventi online per la comunità dei suoi fan, consentendo di alimentare il dialogo con i suoi consumatori così come avveniva tradizionalmente nelle comic convention.

Ma gli operatori della filiera tradizionale (la Diamond e i comic shop da essa serviti) rischierebbero di ritrovarsi a fine emergenza con un mercato radicalmente mutato, nel quale il retail “brick & mortar” avrà perso una larga parte dei consumatori senza alcuna possibilità di recupero.

Non si tratterebbe per la filiera distributiva del fumetto, quindi, di una crisi puramente finanziaria, ma di una crisi che comporterebbe un definitivo mutamento dei comportamenti d’acquisto. Un caso di disruption da manuale. Il mercato del fumetto così come lo concepiamo oggi potrebbe, nel dopo-coronavirus, non essere più lo stesso. Una notevole percentuale dei punti vendita potrebbe non riaprire mai più, in quanto una quota notevole dei lettori potrebbe per sempre essersi spostato dal cartaceo allo schermo di uno smartphone, di un tablet o di un e-reader.

 

Il mercato italiano del fumetto

E per l’Italia? L’esperienza in corso negli Usa porta a delle riflessioni per il mercato del fumetto italiano. Riflessioni che devono tenere in considerazione punti di similarità, ma anche di differenza, tra Stati Uniti e Italia.

Mentre negli Usa la distribuzione avviene tramite il sistema sopra descritto, il Comics Direct Market, in Italia il canale equivalente ai comic shop statunitensi, la fumetteria, non ha mai conquistato una posizione primaria data la competizione del tradizionale canale delle edicole. Peraltro, durante l’emergenza in corso, le fumetterie hanno dovute chiudere in seguito alle limitazioni imposte dai decreti.

Al contrario, le edicole sono rimaste attive: per quanto rappresentino un canale obsoleto e storicamente in continuo declino, e che certamente sta ulteriormente soffrendo in queste settimane, rispetto alle fumetterie non sono state penalizzate dai decreti in corso.

In Italia, quindi, l’emergenza coronavirus non ha realmente paralizzato del tutto la distribuzione del prodotto cartaceo. Ha senz’altro drammaticamente ridotto gli acquisti, ma chiunque di noi può quasi sempre continuare a trovare le testate preferite, Disney, Marvel, DC Comics o Bonelli, nell’edicola di quartiere.

 

Il ritardo del digitale nel fumetto in Italia

Altra importante differenza da considerare è la penetrazione della fruizione digitale. E’ una tematica che travalica il solo settore del fumetto, in quanto riguarda l’intera editoria. Negli Usa l’editoria digitale ha un peso assolutamente rilevante: ad esempio, nell’ambito di Amazon, le copie vendute complessivamente in edizione digitale hanno da anni pareggiato il numero di copie in edizione cartacea.

In Italia lo scenario è nettamente diverso, e il lettore nel nostro Paese ha da sempre dimostrato una più debole propensione ad abbandonare il cartaceo per il digitale. Queste dinamiche del mercato del libro in genere si riscontrano pienamente anche nel settore del fumetto.

Inoltre una fetta non marginale dei lettori italiani di fumetto ha sempre mostrato una tendenza a vivere la fruizione del fumetto con un approccio da “collezionista”, dimostrando interesse per modalità di confezionamento fisico del prodotto percepite come particolarmente pregiate (versioni “variant” per collezionisti, raccolte di storie ripubblicate in edizioni ad alto prezzo, etc). Questo non è un fenomeno puramente italiano, anzi vede le sue origini proprio nel mercato Usa. Ma certamente è un ulteriore fattore di rallentamento del passaggio al digitale.

Peraltro gli stessi editori, in Italia, non hanno mai spinto con decisione lo shift dal print al digital, anche in quanto questo approccio “collezionistico” dei consumatori ha dato loro la possibilità agli editori di monetizzare ulteriormente contenuti già pubblicati in passato, facendo leva sul re-packaging di prodotto, in alcuni casi con molteplici riproposizioni delle storie in formato diverso. Un approccio di marketing non replicabile nel digitale.

 

Luci e ombre sul mercato italiano

Le aspettative in Italia per gli effetti dell’emergenza sul mercato fumetto cartaceo potrebbero essere più ottimistiche che negli Usa: la filiera non è del tutto bloccata grazie alle edicole, e non c’è ragione per temere una fuga dal prodotto fisico dato il solido legame tra il nostro lettore e la carta stampata. Tuttavia il momento, anche per gli editori italiani, è storicamente il più delicato. Alla chiusura delle fumetterie, e la frequentazione delle edicole più sporadica, vanno sommati due ulteriori fattori che impattano in maniera immediata sui fatturati.

Il primo fattore è una peculiarità del nostro mercato che non può essere ignorato: la rilevanza, in termini distributivi, delle comic convention nei fatturati degli editori, grandi o piccoli che siano. In Italia ogni anno c’è un fitto calendario di fiere del fumetto aperte agli appassionati: non esiste solo l’evento per eccellenza, Lucca Comics and Games, la maggiori comic convention in Europa e la seconda al mondo dopo Tokyo. Vanno ricordate anche Cartoomics (Milano), Romics (Roma), Napoli Comicon, Etna Comics, solo per menzionare quelle nelle quali è da sempre presente una numero importante di editori italiani che fanno leva su questi eventi per incontrare consumatori altospendenti e generare importante fatturato addizionale. Questo particolare canale distributivo fieristico, che nel 2020 purtroppo potrebbe azzerarsi del tutto, è un delicato tallone d’Achille per i nostri editori. E non è il solo.

Nell’ultimo decennio il canale della libreria ha assunto un peso crescente per il fumetto (si pensi ad esempio allo spazio crescente dedicato ai libri a fumetto nei punti vendita della catena La Feltrinelli). Un canale a suo modo nuovo per l’Italia, che ha dato particolare soddisfazione ad alcuni editori (si pensi al successo delle pubblicazioni di Zerocalcare edite da Bao, ad esempio), e che improvvisamente con il lockdown è bloccato a tempo indefinito.

 

In conclusione

Il 2020 vedrà senz’altro un impatto drammatico nel settore in Italia, che determinerà i destini e la sopravvivenza degli editori più deboli, ma che non farà automaticamente da catalizzatore per una evoluzione verso il digitale di un lettore che si è sempre dimostrato piuttosto conservatore. Ma pensare che in un mondo globalizzato il nostro lettore possa a lungo restare immune dai grandi trend è utopistico.

Difficile oggi fare previsioni, ma se venisse avviata, da parte di case editrici come Marvel o DC Comics, una decisa strategia push verso la digitalizzazione dei contenuti/distribuzione, partirebbe dagli Usa un’onda lunga dalla quale il nostro mercato non potrebbe restare immune. In un sistema così globalizzato è facile che l’origine del cambiamento dei consumatori italiani nella fruizione dei media possa essere del tutto esogeno, basti pensare a quanto sta avvenendo nello streaming dei contenuti televisivi. Se avverrà anche nel fumetto un processo parallelo, lo capiremo davvero solo nel 2021. E sarà allora fondamentale la capacità degli editori italiani di cavalcare attivamente la disruption, senza esserne travolti.

 

Siti consigliati:

 

Sito di Comixology

Comunicato del CEO di Diamond Comic

Il Comic Direct Market e la sua storia

DC Comics reagisce alla crisi facendo leva sul digitale, anche per gli eventi

Sulle iniziative del fumetto italiano durante l’emergenza vedere anche “Il fumetto si mobilita contro il coronavirus“.


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